La Sindrome del colon irritabile

Fino a qualche tempo fa esisteva nella comunità medica un quasi totale rifiuto a riconoscere la sindrome dell’intestino irritabile  (IBS) come una vera e propria patologia. Questo perché la diagnosi avviene quasi esclusivamente per esclusione di altre patologie intestinali. Oggi invece questo disturbo è riconosciuto dalla medicina ufficaiale e viene definito come  “un dolore o disagio addominale ricorrente per almeno tre giorni al mese negli ultimi tre mesi ed associato a due o più di questi sintomi:

Migliora con la defecazione
L’inizio è associato con modifiche della defecazione
L’inizio è associato ad un cambiamento di forma delle feci

L’IBS ha una prevalenza doppia nelle donne rispetto agli uomini e colpisce prevalentemente nelle zone urbane che non in quelle rurali. Colpisce le persone di tutte le età anche se l’esordio dopo i 50 anni è piuttosto raro. Le cause sono pressoché sconosciute e non esiste ad oggi un trattamento farmacologico vero e proprio. I farmaci che sono utilizzati a livello medico agiscono sul sintomo ma non sulle cause e non permettono quindi una vera e propria risoluzione del problema.
Per tentare di risolvere questo complesso disturbo intestinale occorre utilizzare un trattamento multidisciplinare.
La dieta infatti ha un ruolo fondamentale nel trattamento dell’IBS soprattutto se accompagnata da una adeguata integrazione di micronutrienti. In particolare io adotto uno schema diviso normalmente in due fasi, con una prima fase di eliminazione di alcuni alimenti per garantire un’adeguato riposo intestinale, ed una seconda di reintroduzione graduale degli stessi.
E’ necessario poi evitare alcune abitudini dannose, come l’abitudine al fumo e l’abuso di alcol ed associare corretti stili di vita (giuste ore di sonno, scelta di cibi di qualità etc).
In particolare sono fortemente consigliati gli interventi mirati per la gestione dello stress che possono riguardare sia l’attività fisica ma anche esperienze diverse come meditazione, socialità, danza, musica o impegno civile. La scelta dipende chiaramente dall’effetto che queste attività hanno sulla vostra salute ed umore.
Ogni intervento per il trattamento dell’IBS dovrà essere però personalizzato sul singolo individuo per garantire il miglioramento dei sintomi e della qualità della vita. Questo miglioramento può avvenire in tempi diversi a seconda delle caratteristiche individuali, dell’aderenza al protocollo dietetico ed alla severità dei sintomi. Generalmente si calcolano almeno 8 settimane di trattamento (2 mesi).


Ci tengo a ricordare che il biologo nutrizionista non può fare la diagnosi di IBS, ma che questa è di competenza del medico. Tuttavia il protocollo dietetico dell’IBS può essere applicato anche in tutte quelle forme subcliniche di gonfiore o disagio addominale. In questi casi però si consigliano ulteriori accertamenti per escludere l’esistenza di altre patologie

 

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